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Durante il regime del Terrore, fatto prigioniero, il capitano Mingaud, nel 1790, passava il tempo a scrivere cose di Biliardo; proprio a lui si deve, nei primissimi anni del 1800, tutta una serie di innovazioni riguardanti la stecca.Il Mingaud pensò, infatti, che la punta della stecca, che prima terminava a mò di una sezione di cono, si dovesse ricoprire con un pezzetto di cuoio.
Questa invenzione permise di effettuare i "rétro" ed i "massé‚" che allora sembravano stregonerie.
Dopo la sua liberazione, il capitano Mingaud si mise a viaggiare per l'Europa, dando esibizioni sui colpi che potevano essere eseguiti con le "diavolerie" da lui inventate.
Uno spettatore ebbe a gridare "Costui ha la mano del Diavolo in persona!"
Si ha notizia che Napoleone I degnava il Biliardo delle sue attenzioni durante i brevi momenti d'ozio.
Si vuole pure che Pio IX alternasse le passioni politiche con quella del Biliardo.
La passione per il gioco coinvolgeva a poco a poco quasi tutti ed anche uomini di scienza; infatti, un grande matematico di quell'epoca, Coriolis, pubblicò nel 1835 un'opera dal titolo "Teoria matematica degli effetti nel gioco del biliardo".
In essa si trovano le prime nozioni sulla teoria dell'urto dei corpi elastici.
Etienne Loysson scrisse un'opera sulle regole del gioco del Biliardo, poiché notava (come ci informa il grande Maurice Vignaux) che "molte persone per bene "litigavano"a cagione del gioco".
Così giungiamo al 1854, anno in cui l'americano Phelan inventò la sponda elastica che fu ricoperta dallo stesso panno che da poco tempo si tendeva sul tavolo da gioco.
Anche in quel periodo una società americana, Brunswick-
E' dunque in quest'epoca che il Biliardo assume la sua forma definitiva; bilie d'avorio (oggi di materiale sintetico), piano di gioco d'ardesia, sponde elastiche ricoperte di drappo fine e tappi di cuoio alle estremità delle stecche.
E' nel 1855 che è giocata a San Francisco la prima partita ufficiale di carambola tra l'americano Phelan e il francese Damon, in tre riprese di 100 punti ciascuna e su un tavolo di Mt. 3,60 x Mt. 1,80.
La partita fu vinta da Phelan al quale riuscì la serie più lunga: ben nove carambole consecutive!
E ci volle parecchio tempo prima che aumentasse il numero di carambole consecutive ed era opinione comune che nessuno riuscisse a realizzare 50 punti consecutivi.
Una ragione c'era alla base di tale opinione; infatti, anche se il diametro delle bilie era stato ridotto di molto e da alcuni chili di peso erano stati tolti alle stecche, tuttavia si continuava a giocare violentemente perché si credeva che le più belle carambole fossero quelle che, una volta eseguite, allontanassero quanto più possibile le bilie l'una dall'altra.
Nel 1873 il gioco si era molto diffuso ed il primo campionato del mondo di carambola fu organizzato in America, precisamente allo Irving Hall di New York, su un tavolo di Mt. 2,85 x Mt. 1,425, dimensioni che tra l'altro non sono più cambiate.
Le partite erano giocate a 300 punti ed il campionato fu vinto dal maestro francese Albert Garnier che, tra le altre, realizzò una serie di 118 punti.
Nel 1889 il Vignaux pubblicò un manuale dal titolo lunghissimo; " Théorie des effets, coups de séries, détermination du point de choc, quantité de billes, différence entre le point de choc et le point de visé, angles de déviation, vis‚ spéciale des coups de finesse, etc."
Questi i primi giocatori; ma circa l'origine, l'invenzione propria del Biliardo, le opinioni sono ancòra più disparate.
Ma quasi come tutto ciò che allevia la nostra attuale esistenza, anche il Biliardo è venuto su da sé a poco a poco, per forza di tempo, evolvendosi e perfezionandosi a mano a mano attraverso le generazioni.
Nulla di più semplice, infatti, di concepire un corpo più o meno atto a rotolare, sferico, spinto su di una superficie più o meno piana, con l'intenzione di fargli raggiungere uno scopo
qualsiasi.
Non vediamo tuttora i ragazzi, in certe vie remote, spingere le arance sul suolo per colpirne un'altra o cadere in una buca precedentemente preparata?
Non ci dà tutto questo l'idea di un Biliardo primitivo?
E se tutto ciò avviene su di un prato verde, l'idea non è ancòra più somigliante con il panno verde?
E se vogliamo un altro esempio: chi non ha osservato qualche volta nelle bettole campagnole un quadrilatero sul suolo, abbastanza spianato e liscio, cinto da assi di legno, tentando ciascun giocatore di avvicinarsi con la propria bilia ad un'altra più piccola?
Non è forse questo un Biliardo primitivo?
Difatti, eleviamo da terra questo piano, perché lo stare curvi incomoda, ricopriamolo con un tappeto verde, un panno, per renderlo più liscio e fare scorrere meglio le bilie; gli assi laterali copriamoli con qualcosa di morbido per raddolcire l'urto ed il rumore; non è questo un Biliardo?
E perché gli antichissimi nostri padri non avrebbero dovuto pensarci, perché ai monelli dell'epoca romana non doveva sorgere l'idea di fare rotolare sul prato o sul suolo piano un'arancia, un pomo, un corpo qualsiasi poco angoloso?
Pare dunque vano affannarci a ricercare il primo che ebbe tale idea; certamente dal prato, dal quadrilatero delle bettole al Biliardo quale ora è, la differenza è enorme; ma solo nei dettagli, il principio è lo stesso.
Così pure si pretende che in Inghilterra un certo William Kew nel 1550 usasse la sera, dopo gli affari, per distrarsi, spingere con la yard (asta di legno lunga uno yard, misura inglese) sull'ampio scrittoio ricoperto di stoffa verde, le tre bilie che aveva per insegna sulla sua bottega, e così dal diminutivo di William, che è Bill e da yard sarebbe derivata la parola "Bill-
Un po' astrusa, in verità!
Si vuole ancòra trovare l'origine del nome e del gioco stesso in un altro antichissimo passatempo inglese che si esercitava con sfere sui prati (ma gli inglesi in ogni epoca sono stati sempre fanatici per lo sport) e che si chiamava appunto Bayllard.
Ma tutte queste versioni si perdono sempre nella fatidica notte dei tempi.
Certo, nessuno ancòra ha mostrato il Biliardo che fu tolto a Maria Stuarda o che Carlo IX lasciò la notte di San Bartolomeo, o quello che serviva a Luigi XIV a fargli smaltire le sue scorpacciate.
Uno di questi mobili di quell'epoca sarebbe un prezioso documento storico, perché ci insegnerebbe in quale stadio fosse allora questo gioco, e come era fatto e ci permetterebbe di valutare quali progressi si siano raggiunti fino ad oggi.
Il gioco del Biliardo è uno dei nobili, piacevoli, scientifici fra i giochi, ed uomini eminenti lo tengono in grande onore, lo apprezzano e lo gustano.
Nel 1820 il tedesco Wilhelm von Abenstein si interessò alle fonti storiche del gioco del Biliardo.
Il Vignaux contribuì moltissimo alla diffusione del gioco della Carambola
E' con vero piacere che vediamo oggi la maggioranza civile, dai nobili agli umili, dai sommi ai mediocri, tutti amare e praticare tale gioco, e molti eccellere.
Il grande scrittore americano Mark Twain (foto a sin.) fu un accanito giocatore di Biliardo e, tra i primi, si fece installare un Biliardo in casa.
Egli ci ha lasciato anche un racconto che si imperniava tutto su di una famosa sfida al Biliardo
E siamo così arrivati anche al cinema, a films come "Lo spaccone" magistralmente interpretato da Paul Newman, "Io, Chiara e lo Scuro" e "Casablanca, Casablanca", entrambi di Francesco Nuti.
Da ricordare, molto recente, "Il colore dei soldi", interpretato da Paul Newmann e Tom Cruise.
Anche tra i grandi musicisti si citano, quali appassionati giocatori di Biliardo, Mozart e Verdi. In proposito si racconta che Verdi era proprio un accanito giocatore, mentre Mozart ebbe a dire ad un amico che soltanto il Biliardo poteva "rilasciare muscoli e nervi, dopo le fatiche creative più stressanti".
Abraham Lincoln giudicava il gioco del biliardo " ispiratore di salute " , " scientifico" e " ricreatore della mente affaticata".
E, per il piacere dei "puristi della lingua" e di qualche "nostalgico", gli aneddotisti raccontano di Mussolini che per riaffermare, con la purezza della lingua, l'italica paternità di un'invenzione contesa da francesi e inglesi ordinò: " Si dica Bigliardo, non Biliardo! ".
Ecco alcuni famosi dipinti di altrettanto famosi pittori:
Au café" 1888 di Paul Gauguin.
La partie de Billard" 1893 di P.G. Jeanniot.
Le café de nuit" 1888di V. Van Gogh
La partie de Billard" 1908 di J. Béraud.
Oggi constatiamo che questa passione si va diffondendo sempre di più, allettando gli intellettuali, affascinando il popolo.
Ed è perciò che il Biliardo, gioco eminentemente civile può dirsi un indice di progresso, della civilizzazione e della evoluzione dei popoli, perché‚ esso subentra là solo dove benessere e civiltà progrediscono.